La Lombardia è il motore economico d'Italia, con oltre 800.000 imprese attive di cui il 99,9% sono PMI. Ma questa concentrazione di valore la rende anche il bersaglio numero uno per i cybercriminali. Questo report analizza lo stato della cybersecurity per le PMI lombarde nel 2026, basandosi su dati pubblici (Clusit, ENISA, Polizia Postale, ISTAT) e sull'esperienza diretta di BullTech su oltre 150 clienti PMI in Lombardia.
Risultati chiave del report
- Gli attacchi informatici in Italia sono aumentati del 65% rispetto al 2023, con le PMI che rappresentano l'80% delle vittime
- Il ransomware resta la minaccia numero uno (40% degli attacchi), con un costo medio di €180.000 per incidente
- Solo il 35% delle PMI lombarde ha un backup testato e verificato
- Il tempo medio per rilevare una violazione è di 197 giorni: quasi 7 mesi in cui gli attaccanti operano indisturbati
- L'85% dei dipendenti non riceve formazione cybersecurity, rendendo il fattore umano la vulnerabilità più sfruttata
Il Panorama Cyber in Lombardia
La Lombardia genera circa il 22% del PIL italiano con una densità imprenditoriale senza pari in Europa. Secondo i dati ISTAT, la regione conta oltre 800.000 imprese attive, di cui il 99,9% sono PMI con meno di 250 dipendenti. Questa concentrazione di valore economico, proprietà intellettuale e dati sensibili rende la Lombardia un obiettivo di primario interesse per il cybercrime organizzato.
I settori più rappresentati — e più colpiti — sono il manifatturiero (con oltre 90.000 imprese nella regione), la sanità (pubbliche e private), gli studi professionali (commercialisti, avvocati, consulenti) e la logistica, che in Lombardia movimenta il 35% delle merci italiane.
Il paradosso lombardo è chiaro: le PMI della regione sono tra le più digitalizzate d'Italia, ma la maturità in ambito cybersecurity non ha tenuto il passo con la trasformazione digitale. La conseguenza è una superficie di attacco in continua espansione, con difese spesso inadeguate.