Lo smart working si è consolidato come modalità lavorativa strutturale per le aziende italiane. Secondo i dati dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2026 oltre 3,5 milioni di lavoratori italiani operano regolarmente da remoto. Ma questa flessibilità porta con sé rischi significativi per la sicurezza informatica aziendale. Reti domestiche non protette, dispositivi personali, connessioni Wi-Fi pubbliche e la mancanza di perimetri di sicurezza tradizionali creano una superficie di attacco enormemente più ampia. In questa guida completa analizziamo come implementare lo smart working in modo sicuro, con particolare focus sulle VPN aziendali e sulle best practice per il 2026.
I Rischi dello Smart Working per la Sicurezza Aziendale
Quando un dipendente lavora dall'ufficio, i dati aziendali transitano su una rete controllata, protetta da firewall, sistemi IDS/IPS, web filtering e policy di sicurezza centralizzate. Quando lo stesso dipendente lavora da casa, il laptop aziendale si connette attraverso una rete domestica che potrebbe condividere con dispositivi IoT non aggiornati, smart TV, console di gioco e altri computer privi di qualsiasi protezione. Il perimetro di sicurezza aziendale, di fatto, si dissolve.
I principali rischi del lavoro remoto includono l'intercettazione del traffico di rete su connessioni non cifrate, l'accesso non autorizzato ai sistemi aziendali tramite credenziali rubate o deboli, la propagazione di malware da dispositivi personali alla rete aziendale, la perdita o il furto di dispositivi contenenti dati aziendali sensibili, e le violazioni della privacy dei dati in transito. Secondo il rapporto Clusit 2025, il 35% degli attacchi informatici alle aziende italiane ha sfruttato vulnerabilità legate al lavoro remoto.
Il falso senso di sicurezza del cloud
Molte aziende ritengono che l'utilizzo di applicazioni cloud (Microsoft 365, Google Workspace) renda superflua una VPN. In realtà, il cloud protegge i dati "at rest" sui server del provider, ma non protegge il dispositivo dell'utente, la rete su cui transita il traffico, né le credenziali di accesso. Un attaccante che compromette il laptop di un dipendente ha accesso a tutti i dati cloud a cui quel dipendente può accedere.
VPN Aziendali: Tipologie e Funzionamento
La VPN (Virtual Private Network) è lo strumento fondamentale per proteggere le comunicazioni dei lavoratori remoti. Una VPN crea un tunnel cifrato tra il dispositivo del dipendente e la rete aziendale, rendendo il traffico illeggibile a chiunque tenti di intercettarlo. Ma non tutte le VPN sono uguali: esistono diverse tipologie, ciascuna con caratteristiche e casi d'uso specifici.
VPN Client-to-Site (Remote Access VPN)
La VPN Client-to-Site è la soluzione più comune per lo smart working. Ogni dipendente installa un client VPN sul proprio dispositivo (laptop, tablet, smartphone) e si connette al gateway VPN aziendale — tipicamente integrato nel firewall. Una volta stabilita la connessione, il dispositivo remoto opera come se fosse fisicamente in ufficio: può accedere a file server, applicativi gestionali, stampanti di rete e qualsiasi altra risorsa interna. Il traffico è completamente cifrato con protocolli come IKEv2/IPsec o SSL/TLS. WatchGuard, il brand che noi di BullTech implementiamo, offre soluzioni VPN particolarmente robuste e semplici da gestire.
VPN Site-to-Site
La VPN Site-to-Site collega in modo permanente due o più sedi aziendali attraverso Internet, creando una rete unificata. A differenza della Client-to-Site, non richiede software sui dispositivi degli utenti: la connessione è gestita direttamente dai firewall delle due sedi. Questa soluzione è ideale per aziende con più filiali che devono condividere risorse (server, applicativi, telefonia VoIP). Con i firewall WatchGuard Firebox, configurare tunnel VPN site-to-site è un'operazione rapida e standardizzata, con failover automatico su connessioni di backup per garantire la continuità operativa.
VPN SSL vs VPN IPsec
Le due principali tecnologie VPN sono IPsec e SSL/TLS. Le VPN IPsec offrono prestazioni superiori e sono ideali per connessioni site-to-site e per client che accedono a tutte le risorse di rete. Le VPN SSL sono più flessibili, funzionano attraverso qualsiasi firewall o proxy (usano la porta 443, la stessa dell'HTTPS) e sono ideali per scenari in cui i dipendenti si connettono da reti restrittive come hotel, aeroporti o hotspot pubblici. WatchGuard supporta entrambe le tecnologie, consentendo di scegliere la più adatta a ogni scenario.
WatchGuard: la Soluzione VPN per le PMI
Come partner certificato WatchGuard, BullTech Informatica implementa soluzioni VPN basate sui firewall della famiglia Firebox. WatchGuard si distingue per la semplicità di gestione, le prestazioni elevate e la sicurezza integrata. Le soluzioni WatchGuard per lo smart working includono diverse componenti che lavorano in sinergia.
Mobile VPN with IKEv2
Client VPN nativo su Windows, macOS, iOS e Android. Connessione rapida e stabile con riconnessione automatica.
Access Portal
Portale web per accesso clientless a risorse interne (RDP, SSH, applicazioni web) senza installare client VPN.
AuthPoint MFA
Autenticazione multi-fattore integrata per VPN, portali web e applicazioni cloud. Elimina il rischio di credenziali rubate.
Endpoint Security
WatchGuard EPDR protegge i dispositivi remoti con EDR avanzato, anti-malware e controllo delle applicazioni.
Endpoint Security per i Lavoratori Remoti
La VPN da sola non è sufficiente. Se il dispositivo del dipendente è compromesso da malware, la VPN diventa un canale diretto per l'attaccante verso la rete aziendale. La protezione degli endpoint è quindi un complemento indispensabile alla VPN. Una soluzione di endpoint security completa per lo smart working deve includere diversi livelli di protezione.
Il primo livello è l'antimalware di nuova generazione(NGAV), che utilizza intelligenza artificiale e analisi comportamentale per rilevare minacce sconosciute, non solo quelle presenti nei database di firme. Il secondo livello è l'EDR (Endpoint Detection and Response), che monitora continuamente l'attività del dispositivo, rileva comportamenti anomali e consente una risposta rapida agli incidenti. Il terzo livello è il controllo dei dispositivi, che limita l'uso di chiavette USB, dischi esterni e altre periferiche che potrebbero veicolare malware o essere utilizzate per esfiltrare dati.
Noi di BullTech utilizziamo Bitdefender GravityZone come piattaforma EDR per i nostri clienti, integrata con la gestione centralizzata tramite NinjaOne. Questa combinazione consente di monitorare, aggiornare e proteggere tutti i dispositivi aziendali — in ufficio e da remoto — da un'unica console, con visibilità completa sullo stato di sicurezza di ogni endpoint.
Policy BYOD: Gestire i Dispositivi Personali
Il BYOD (Bring Your Own Device) è una realtà per molte PMI italiane: per ragioni di costo o flessibilità, i dipendenti utilizzano i propri smartphone, tablet o laptop per accedere a risorse aziendali. Questa pratica, se non regolamentata, introduce rischi significativi. Un dispositivo personale potrebbe non avere antivirus aggiornato, potrebbe essere condiviso con familiari, potrebbe avere applicazioni non sicure installate o potrebbe essere perso o rubato senza che l'azienda ne venga informata tempestivamente.
Una policy BYOD efficace deve definire chiaramente quali dispositivi sono ammessi, quali requisiti minimi di sicurezza devono soddisfare (versione del sistema operativo, antivirus, cifratura del disco, PIN/biometria), quali applicazioni aziendali possono essere utilizzate, e le procedure in caso di smarrimento o furto del dispositivo. Strumenti di MDM (Mobile Device Management) consentono di applicare queste policy automaticamente, separando i dati aziendali da quelli personali e permettendo la cancellazione remota dei soli dati aziendali in caso di necessità.
BYOD e GDPR: attenzione alla compliance
Il GDPR impone che i dati personali siano trattati con misure di sicurezza adeguate. Se un dipendente accede a dati di clienti dal proprio smartphone personale non protetto, l'azienda è responsabile in caso di violazione. Una policy BYOD ben strutturata non è solo una best practice di sicurezza, è un obbligo normativo.
Autenticazione Multi-Fattore (MFA): il Pilastro della Sicurezza Remota
L'autenticazione multi-fattore è probabilmente la singola misura di sicurezza più efficace per proteggere l'accesso remoto. Secondo Microsoft, l'MFA blocca il 99,9% degli attacchi automatizzati basati su credenziali rubate. Il principio è semplice: oltre alla password (qualcosa che l'utente conosce), viene richiesto un secondo fattore di verifica — tipicamente qualcosa che l'utente possiede (smartphone con app authenticator, token hardware) o qualcosa che l'utente è (impronta digitale, riconoscimento facciale).
WatchGuard AuthPoint è la soluzione MFA che implementiamo per i nostri clienti. AuthPoint si integra nativamente con i firewall WatchGuard per proteggere l'accesso VPN, ma supporta anche l'autenticazione per Microsoft 365, Google Workspace, applicazioni web aziendali, accesso RDP e qualsiasi servizio che supporti SAML o RADIUS. L'esperienza utente è fluida: una notifica push sullo smartphone, un tocco per approvare, e l'accesso è garantito. Per gli scenari in cui lo smartphone non è disponibile, AuthPoint supporta anche token hardware e codici OTP.
Protezione dei Dati in Transito e at Rest
La protezione dei dati non si limita alla cifratura della connessione VPN. Una strategia completa per lo smart working deve proteggere i dati in ogni fase: in transito sulla rete, a riposo sui dispositivi e nelle applicazioni cloud. Per i dati in transito, oltre alla VPN, è fondamentale che tutte le comunicazioni aziendali utilizzino protocolli cifrati: HTTPS per le applicazioni web, TLS per la posta elettronica, SFTP per il trasferimento file.
Per i dati a riposo sui dispositivi, la cifratura del disco è imprescindibile. Windows BitLocker e macOS FileVault devono essere attivati su tutti i dispositivi aziendali e BYOD che accedono a dati sensibili. In caso di furto o smarrimento del dispositivo, la cifratura rende i dati inaccessibili senza le credenziali corrette. Per i dati nel cloud, è fondamentale configurare correttamente le policy di condivisione, i permessi di accesso e la Data Loss Prevention (DLP) per prevenire la fuoriuscita accidentale o intenzionale di informazioni riservate.
Best Practice per lo Smart Working Sicuro nel 2026
Riassumiamo le best practice fondamentali che ogni PMI italiana dovrebbe implementare per garantire uno smart working sicuro e produttivo.
Implementare una VPN aziendale con cifratura forte (IKEv2/IPsec o SSL) per tutti i lavoratori remoti
Attivare l'autenticazione multi-fattore (MFA) su VPN, email, applicazioni cloud e accesso RDP
Proteggere tutti gli endpoint con soluzioni EDR di nuova generazione e gestione centralizzata
Cifrare i dischi di tutti i dispositivi aziendali e BYOD con BitLocker/FileVault
Definire e comunicare una policy BYOD chiara con requisiti minimi di sicurezza
Segmentare la rete aziendale per limitare l'accesso VPN alle sole risorse necessarie per ogni ruolo
Implementare il principio del minimo privilegio: ogni utente accede solo a ciò che gli serve
Configurare il web filtering anche per le connessioni VPN per bloccare siti malevoli
Eseguire backup regolari dei dati presenti sui dispositivi remoti (non solo sui server)
Formare regolarmente i dipendenti sui rischi del phishing, del social engineering e delle reti Wi-Fi pubbliche
Monitorare le connessioni VPN per rilevare accessi anomali (orari insoliti, geolocalizzazioni sospette)
Aggiornare tempestivamente tutti i dispositivi: sistema operativo, applicazioni, firmware VPN e client di sicurezza
Zero Trust: il Futuro della Sicurezza per il Lavoro Remoto
Il modello Zero Trust sta diventando il paradigma di riferimento per la sicurezza del lavoro remoto. Il principio fondamentale è "non fidarti mai, verifica sempre": ogni richiesta di accesso viene verificata indipendentemente dalla posizione dell'utente o dal dispositivo utilizzato. Non basta essere connessi alla VPN per essere considerati affidabili: l'identità dell'utente, lo stato di sicurezza del dispositivo, la geolocalizzazione, l'orario e il tipo di risorsa richiesta vengono valutati in tempo reale per ogni singola richiesta.
WatchGuard sta integrando sempre più principi Zero Trust nei propri prodotti, con funzionalità come il Network Access Enforcementche verifica lo stato di salute dell'endpoint prima di concedere l'accesso VPN, e l'integrazione tra AuthPoint e i firewall Firebox per applicare policy di accesso granulari basate sull'identità. Per le PMI, il percorso verso lo Zero Trust è graduale: si parte con VPN, MFA ed endpoint security, e si aggiungono progressivamente controlli più sofisticati.
Come BullTech Informatica Può Aiutarti
Implementare lo smart working sicuro richiede competenze trasversali: reti, sicurezza, endpoint management, identità e compliance. Come Managed Service Provider specializzato in sicurezza informatica e reti aziendali, BullTech Informatica offre un servizio completo che copre tutti gli aspetti del lavoro remoto sicuro.
Assessment della Sicurezza Remota
Analizziamo la tua infrastruttura attuale, identifichiamo le vulnerabilità e progettiamo la soluzione VPN ottimale.
Implementazione VPN WatchGuard
Configuriamo VPN client-to-site e site-to-site con MFA AuthPoint e policy di accesso granulari.
Protezione Endpoint Gestita
Installiamo e gestiamo Bitdefender EDR su tutti i dispositivi con monitoraggio 24/7 tramite NinjaOne.
Formazione e Policy BYOD
Creiamo policy personalizzate e formiamo i dipendenti sulle best practice di sicurezza per il lavoro remoto.
Con sedi a Vimercate e Lecco, supportiamo le PMI lombarde con interventi rapidi on-site e assistenza remota immediata. Che tu debba abilitare lo smart working per la prima volta o rafforzare la sicurezza di un'infrastruttura remota esistente, il nostro team di tecnici certificati WatchGuard e Bitdefender è pronto ad aiutarti. Non lasciare la sicurezza della tua azienda al caso: contattaci per una consulenza gratuita.